La città condivisa è stato un momento di incontro con architetti e curiosi per condividere visioni e prospettive sulle nostre città, nell’ambito della settimana europea dello sviluppo sostenibile e per avvicinarsi ai target di sostenibilità delle Nazioni Unite.

Insieme con esperti e professionisti abbiamo voluto sollecitare un dibattito intorno al tema delle trasformazioni delle nostre città, che stanno cercando di diventare più smart, ma che devono raccogliere una sfida di condivisione e collaborazione sui temi locali e globali. 

La presentazione del documento fondativo del nuovo corso di confcooperative habitat, ovvero la carta dell’habitat ha riportato l’attenzione sulle questioni chiave e sui temi ineludibili che ridefiniscono i confini culturali dell’abitare ma hanno anche posto questioni di sviluppo ad una misura che è quella del singolo individuo.

La carta dell’Habitat rilegge il tema della città attraverso 10 punti mettendo al centro l’urbanità, come sostanza viva e vitale della democrazia.

Secondo la lettura che ne fa Consonni, poeta e urbanista, che ha redatto il documento, il fare città, inteso come promozione dell’urbanità negli aggregati insediativi, deve tornare a essere al centro sia della politica sia di tutti i saperi disciplinari che si occupano delle trasformazioni dell’ambiente fisico. L’assetto dell’habitat è una questione politica, oltre che culturale. Lo spazio del convivere è investito da un mutamento radicale: ogni nuova casa, ogni nuovo edificio contribuisce alla costruzione o alla distruzione della città: le relazioni che intercorrono tra le forme insediative e la convivenza civile vanno riportate al centro della politica. L’arte di abitare è uno dei grandi temi di cui dovrebbe occuparsi un progetto educativo al vivere civile all’altezza dei tempi. 

Da tempo la trasformazione dei contesti non è più guidata dall’abitare e dalla cura dei luoghi ma dalla mera ricerca della massimizzazione della rendita immobiliare. Una risposta strutturale può venire da un governo del territorio che persegua due ordini di obiettivi:

1. una politica territoriale attenta alle implicazioni relazionali degli assetti insediativi;

2. il rafforzamento delle relazioni di prossimità.

L’urbanità è una qualità tanto dell’insediamento quanto della convivenza civile da cui molto dipende l’abitabilità di un luogo, di un quartiere, di un borgo, di una città, di una metropoli.

La qualità dell’abitare, e con essa la qualità del vivere, dipendono dalle relazioni tra la casa e il contesto; che si possono distinguere in due ordini: le relazioni a distanza (assicurate dalle reti di trasporto e dalle reti delle telecomunicazioni, ora sempre più informatizzate) e le relazioni di prossimità.

Dopo un dibattito che ha chiamato in casa i diversi contesti territoriali, l’evento si è chiuso con la proiezione del film “Il condominio dei cuori infranti” che ci ha riportati alla condizione umana del condominio, sede di persone che vivono una sfera privata e ricca di sacralità e una sfera comune e condivisa di relazioni e di spazi in cui dimorano sentimenti positivi, ma anche gelosie, invidie e rancori che possono ostacolare il buon vivere comune e che molto spesso possono essere superati con pochi semplici gesti.